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Insight - Essere e diventare imprenditori. Intervista al team di Breathly

Prototipo di Breathly
17.03.2015
Claudio Caboni, Pier Paolo Masia e Stefano Caboni sono il team di Breathly - il maggiordomo del respiro: i ragazzi di Breathly vogliono mettere nelle tasche delle persone il potere di riconoscere la qualità del proprio alito, prima che lo scoprano gli altri!

In 140 caratteri (un tweet, o poco più), come descrivereste il vostro progetto?
L'obiettivo è migliorare la qualità e lo stile di vita delle persone, realizzando e commercializzando dispositivi portatili per l'analisi del respiro.

Da quanto tempo ci lavorate? Quanti siete?
Da settembre 2014. Siamo in tre, ognuno dedicato a una delle tre parti fondamentali del progetto, a seconda delle proprie conoscenze. Siamo un gruppo eterogeneo, con competenze e caratteri molto diversi. È proprio questa diversità che ci aiuta a prendere le decisioni.

È la vostra prima esperienza imprenditoriale? Come vi siete incontrati?
Per due di noi sì, mentre Stefano ha già esperienza nel campo delle startup. È stato proprio lui ad avere l'idea iniziale: cercava qualcuno che ci credesse, così un amico ci ha messo in contatto e dopo una chiacchierata è iniziata l'avventura con Breathly.

Imprenditori si nasce o si diventa?
Si nasce e si può diventare. Il talento o una naturale predisposizione aiutano ma non sono sufficienti, serve molto impegno e dedizione e soprattutto una grande determinazione.

Servono tanti soldi per iniziare? Quanto avete speso finora?
Assolutamente no, almeno non nel caso della maggior parte delle startup. Finora abbiamo speso meno di 2.000 euro, che ci hanno consentito di testare la reattività del mercato a livello nazionale, sviluppare un'identità commerciale e un prototipo. È fondamentale avere un buon progetto e mettere in atto tutte le procedure necessarie per validarlo e svilupparlo. Se l'idea è vincente, con tanto impegno si possono trovare i fondi necessari per realizzarla.

In questo momento siete tutti e tre impegnati con un altro lavoro? Come fate a lavorare a Breathly? Come riuscite a coordinarvi?
Sì, chi con l'università, chi con un lavoro a tempo pieno o intento a sviluppare altre startup. Si lavora tanto: nei ritagli di tempo, nel fine settimana e spesso si fa qualche nottata. Ma oggi è possibile lavorare insieme come team anche a distanza e questo agevola molto il nostro percorso. Grazie a strumenti (la maggior parte gratuiti) offerti dai colossi dell'ICT, come Google Docs, Google Groups, Asana, Trello e Telegram. Non ci sono più scuse per non fare startup, anche in team delocalizzati in tutto il mondo (come è per esempio il caso del team di Basecamp).

Sulla base dell'esperienza che state costruendo, c'è un consiglio che vi sentite di dare a chi sta fondando o vorrebbe fondare una nuova impresa?
Siamo tutti potenzialmente dei grandi inventori e innovatori, ma siamo anche molto bravi ad ingannarci. Non sempre una nuova idea è adatta alle esigenze del mercato di riferimento. Quando si ha un eureka moment, è essenziale iniziare subito con la validazione delle ipotesi più rischiose, prima ancora di spendere un singolo centesimo nello sviluppo del prodotto. Ovvero testare quelle nostre convinzioni che, se dovessero risultare infondate, farebbero crollare il modello di business e farci perdere tanti soldi. Una volta validate le ipotesi più rischiose, è importante analizzare i dati e ridefinire nuove ipotesi da validare, in ordine di livello di rischio per la fase successiva della propria startup.

Sono passate poche settimane dall'inizio del percorso Insight, a che punto è il vostro progetto? Cosa è cambiato? A che cosa state lavorando adesso?
Il progetto in sé è cambiato relativamente poco, nel senso che gli obiettivi rimangono pressoché invariati. Quello che è cambiato sono le nostre teste, siamo molto più consapevoli di come minimizzare le conseguenze dei rischi inerenti a qualsiasi startup e di come far evolvere il nostro prodotto in funzione delle esigenze maggiormente percepite dal nostro mercato di riferimento.

Cosa vi aspettate per i prossimi sei mesi?
Ci siamo preposti l'obiettivo di realizzare un prodotto pronto alla commercializzazione, sulla base delle esperienze di validazione e plasmato sui bisogni delle persone, ma senza trascurare un aspetto altrettanto importante come il design. Abbiamo inoltre avviato un progetto parallelo, ancora più ambizioso e strettamente legato a Breathly, che ha l'obiettivo di migliorare la salute e il benessere delle persone e che contiamo di far partire nei prossimi sei mesi. Di questo però speriamo di poterne parlare in una prossima intervista.

Link utili
Breathly