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Le migrazioni al centro della ricerca di Silvia Aru

Silvia Aru
16.03.2017
Il sistema di accoglienza dei richiedenti asilo in Europa, con particolare attenzione per l'Italia, è il tema al centro del progetto di Silvia Aru "PASS. A Place for the Asylum SeekerS: European Migration Policies and their Socio-Spatial Impacts". Silvia Aru è una geografa sociale, attualmente assegnista di ricerca presso il Ladest - Laboratorio dati Economici, Storici, Territoriali dell'Università degli studi di Siena e collabora con le Università di Cagliari e di Firenze. Il suo percorso di ricerca si concentra su tre principali filoni di indagine: le problematiche identitarie su differenti scale territoriali, il tema della mobilità (migrazione e turismo con particolare riguardo verso le dinamiche migratorie) e infine i lavori più strettamente ascrivibili alla geografia urbana e al tema della giustizia socio-spaziale.

Con il progetto PASS la ricercatrice e geografa dell'Università di Cagliari si è aggiudicata una Marie Curie fellowship presso l'Amsterdam Institute for Social Science Research (AISSR). Le azioni Marie Skłodowska-Curie Individual Fellowships (IF) sono borse di ricerca individuali che mirano a sostenere i più promettenti ricercatori europei. Il finanziamento viene assegnato a proposte progettuali che hanno superato una rigorosa selezione sulla base di precisi criteri di aggiudicazione e una competizione a livello globale. In fase di stesura il progetto di Silvia Aru ha beneficiato del supporto dello Sportello Ricerca europea di Sardegna Ricerche e del settore Assistenza tecnica ai programmi di ricerca europei e del nord America dell'Università di Cagliari (Direzione per la Ricerca e il Territorio).

Per conoscere meglio Silvia e i suoi studi e per scoprire come si realizza un progetto vincente per le azioni Marie Skłodowska-Curie Individual Fellowship le abbiamo rivolto alcune domande.

Ci puoi raccontare il tuo progetto di ricerca?
Il mio progetto indaga gli effetti socio-territoriali delle più recenti politiche migratorie europee. Le analizza in dettaglio a partire dal 2013, anno in cui è stato adottato il Regolamento di Dublino III, l'accordo internazionale multilaterale dell'Unione Europea in tema di diritto di asilo. L'intensificazione dei flussi migratori verso l'Europa, e in particolare di quelli mossi dalla crisi politica e bellica mediorientale dell'estate 2015, ha portato all'adozione di specifiche misure volte all'accoglienza e allo smistamento dei migranti nei territori dell'UE. Sul piano locale, ma anche spaziale, sociale ed economico, le normative comunitarie e nazionali di gestione dei nuovi arrivati richiedenti asilo si sono tradotte nella costituzione di una complessa galassia di imprese, associazioni, cooperative e consorzi del volontariato (più o meno professionale) che gestiscono strutture di accoglienza diffuse. La situazione appare sempre più complessa, come mostra la difficile attuazione delle due decisioni prese dal Consiglio "Giustizia e affari interni" che prevedono il ricollocamento spaziale di 40.000 profughi siriani ed eritrei, provenienti dall'Italia (26.000) e dalla Grecia (16.000) e diretti in vari stati europei, in particolar modo in Germania (8.763) e in Francia (6.752).

Da un lato, il progetto analizza la complessa stratificazione di spazi geografici e di procedure riconducibili alla legislazione europea così come alle differenti normative nazionali, con focus sull'Italia e l'Olanda e i processi di ricollocamento tra i due paesi. Dall'altro lato, esplora l'interazione tra queste politiche e procedure formalizzate e le esperienze dei migranti, spesso caratterizzata da tensioni, resistenze e conflitti. Per farlo, PASS adotta una doppia prospettiva di analisi:
1. una prospettiva dall'alto (top-down), coinvolta nell'analisi delle politiche di immigrazione europee, italiane e olandesi
2. una prospettiva dal basso (bottom-up). In questa fase, attraverso la centralità data all'indagine empirica, si cercherà di raccogliere alcune storie di vita di migrazione, di capire i motivi alla base della scelta migratoria e la traiettoria seguita, le difficoltà incontrate durante il processo migratorio, i bisogni espressi (e quelli inespressi), le aspettative rispetto alla migrazione e al ricollocamento territoriale.

Perché hai deciso di presentare domanda per il programma Marie Curie?
I motivi sono principalmente tre, di ordine differente. Il primo è dipeso da una scelta di tipo etico. Ho sentito l'urgenza, in qualità di ricercatrice che si occupa del sociale, di trattare un tema spinoso, ma attuale, come quello della gestione dei richiedenti asilo in Europa. In ambito accademico internazionale sta emergendo l'urgenza di studi appropriati di tipo qualitativo che diano conto della nuova realtà del sistema di accoglienza mondiale, nelle sue diverse declinazioni nazionali, attraverso un coinvolgimento diretto e costante degli stessi migranti. L'obiettivo congiunto di questi studi è quello di elaborare dati empirici al fine di costruire politiche migratorie più in linea con il rispetto (ora fortemente compromesso) dei diritti umani. In questo senso, la scelta di un programma europeo è stata dettata proprio dalla portata del caso di studio presentato e dal desiderio di appoggiarmi ad un centro di ricerca leader in Europa sul tema delle migrazioni, ovvero l'IMES, Institute for Migration & Ethnic Studies interno all'Amsterdam Institute for Social Science Research.

Il secondo motivo per cui ho fatto domanda al programma Marie Curie è invece legato alla totale mancanza di serie prospettive di ricerca in Italia. Con l'aggettivo "serio" non mi riferisco naturalmente al livello e alla qualità della ricerca nel nostro paese, entrambi elevati, ma al suo continuo e inarrestabile definanziamento e, soprattutto, alla mancanza di politiche efficaci di reclutamento universitario. L'impatto di queste politiche è sotto gli occhi di tutti noi e sta portando all'espulsione dal sistema accademico di varie generazioni di ricercatori e ricercatrici preparati. In un quadro così negativo, le borse europee rappresentano indubbiamente un ottimo modo per continuare a fare ricerca e a farla a livelli alti, soprattutto per il precariato storico (ovvero per chi ha ormai una pluriennale esperienze di ricerca post-dottorato). Permette, insomma, di puntare all'estero all'interno di un percorso privilegiato.

E arriviamo così al terzo motivo, relativo all'altissimo prestigio delle azioni Marie Skłodowska-Curie Individual Fellowships (IF) che hanno un forte impatto per la formazione alla ricerca e per lo sviluppo futuro della propria carriera. Sono borse che permettono di entrare in una rete di ricercatori e ricercatrici fortemente attiva a livello internazionale. A questo punto del mio percorso ero ormai pronta per questo importante passaggio.

In che modo lo Sportello Ricerca europea ti ha aiutata a ottenere la borsa?
L'aiuto dello Sportello Ricerca Europea è stato fondamentale. Avevo fatto domanda per una borsa Marie Curie anche l'anno precedente, anche se con un progetto differente e appoggiandomi a una diversa Host Institution (Parigi e non Amsterdam). La prima volta non avevo avuto nessun tipo di supporto in fase di elaborazione della proposta ed ero decisamente più inesperta. Questa seconda volta ho seguito alcune indicazioni dei revisori del primo progetto e, oltre ad aver cambiato parti sostanziali e aver scelto un contesto estero più attinente al tema di ricerca, ho capito che era necessario avere un aiuto da parte di esperti della progettazione europea. Mi sono rivolta dunque al settore "Assistenza tecnica ai programmi di ricerca europei e del nord America" dell'Università di Cagliari e loro hanno attivato la relazione diretta con lo Sportello Ricerca europea. La rilettura di tutto il progetto è stata veloce e molto dettagliata sia nei consigli che nelle revisioni che hanno riguardato ogni aspetto della proposta. Anche la parte degli Ethical Issues è stata rivista con molta cura.

Ora che hai ottenuto la borsa, quali sono le prospettive per il tuo progetto?
Attualmente ho un assegno di ricerca presso l'Università di Siena, nell'ambito del progetto UNSNDN MED-Educational Programme, e conto di portare a compimento questo anno di contratto. Ad Amsterdam dovrei prendere servizio tra gennaio e febbraio 2018. La ricerca prevede una prima fase di analisi delle politiche europee, italiane e olandesi in tema di diritto d'asilo. La seconda fase, che definirei il vero cuore del progetto, durerà 10 mesi e si focalizzerà sull'indagine empirica. Durante la ricerca sul campo mi avvarrò di strumenti di indagine visuale che ho avuto modo di utilizzare per la prima volta proprio a Cagliari nell'ambito del progetto di ricerca finanziato dalla Regione Sardegna (L.7/2007): "Giustizia spaziale e sistemi territoriali mediterranei. Politiche urbane, pratiche sociali, mobilità", coordinato da Maurizio Memoli. Nel corso dei due anni del progetto mi dividerò tra l'ufficio di Amsterdam e il lavoro di ricerca in Italia che mi porterà a lavorare a stretto contatto con i migranti ospiti nei centri di accoglienza e con quelli che hanno creato insediamenti informali in Nord Italia, in particolar modo lungo il confine.

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