Logo Regione Autonoma della Sardegna
RICERCA E SVILUPPO TECNOLOGICO IN SARDEGNA
sardegnaricerche...  ›  ...  ›  agenda  ›  archimede webzine  ›  innovazione &...  ›  pinna nobilis: un progetto...

Pinna nobilis: un progetto di "citizen science" per salvarla

Pinna Nobilis - Fotografia di Egidio Trainito
28.06.2019
Due anni fa in Andalusia sono stati registrati per la prima volta i segnali di quello che poi si è rivelato un fenomeno ecologico senza precedenti che coinvolge tutto il Mediterraneo: si tratta della diffusa morìa di Pinna nobilis (conosciuta comunemente come nacchera di mare) che sta lentamente portando alla sua estinzione.

La Pinna nobilis è il più grande bivalve endemico del Mar Mediterraneo e specie protetta dalla direttiva Habitat dell'Unione Europea 92/43/EEC per cui la sua raccolta è vietata. Si tratta di un cosiddetto mollusco filtratore che, pur essendo commestibile, è estremamente pericoloso da mangiare: accumula infatti grandi quantità di inquinanti e patogeni assorbendoli dal mare e per questo motivo è stato utilizzato come indicatore dell'inquinamento marino. Può raggiungere un metro di lunghezza ed è spesso situato in mezzo alle praterie di Posidonia oceanica, da pochi metri fino a 40 di profondità. Come tanti molluschi marini produce dei filamenti con i quali si ancora al fondo del mare. Questi fili costituiscono il materiale con cui si fabbrica il bisso, utilizzato in passato specialmente in Sardegna per la tessitura di preziosi indumenti dai colori cangianti.

A causa di un parassita in tutto il Mediterraneo la Pinna nobilis sta scomparendo. Anche le popolazioni in Sardegna non sono state risparmiate. Tuttavia l'Isola presenta un vasto numero e tipi di ecosistemi di transizione (ad esempio lagune costiere aperte, baie poco profonde, baie confinate rispetto al mare aperto) che contribuiscono a creare zone costiere con diverse gamme di salinità e temperatura e che potrebbero fornire habitat adeguati alla conservazione della specie. La sopravvivenza di singoli esemplari potrebbe dipendere da variabilità genetiche casuali particolarmente resistenti ai patogeni e che innescherebbero meccanismi di adattamento della specie a nuove condizioni ambientali. Individuare gli esemplari resistenti all'epidemia diventa quindi decisivo per comprendere e favorire questi meccanismi.

Da questa constatazione nasce il progetto di scienza partecipata "Pinna Nobilis: ricerca per la sopravvivenza" coordinato dal Centro Marino Internazionale (IMC) di Torregrande (OR) e che coinvolge le Aree Marine Protette e la Regione Sardegna con l'obiettivo di identificare la presenza di esemplari sani o malati di Pinna nobilis in tutta l'Isola. Si tratta di un progetto di "citizen science" che vede collaborare scienziati, cittadini, centri subacquei e appassionati per realizzare una mappatura degli esemplari viventi ed effettuare campionamenti non invasivi.

L'idea di un progetto di scienza partecipata (la cosiddetta "citizen science", appunto) è venuta ai ricercatori dell'IMC Simone Farina (responsabile del progetto), Stefania Pinna, Ivan Guala, Daniele Grech e David Cabana dopo aver frequentato a Erice (TR), nel Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, un corso specifico sull'argomento. La scienza collaborativa può consentire di individuare nuove vie di risoluzione di grandi problemi e contribuire a cambiare la relazione tra scienza e società.

Per chi volesse partecipare attivamente alla ricerca è stato predisposto un modulo online, sul sito dell'IMC, da compilare dopo un avvistamento in mare di un esemplare di Pinna nobilis. Le segnalazioni dei partecipanti saranno sottoposte a un processo di convalida e a campagne di campionamento ad hoc in collaborazione con i ricercatori del CNR e delle università. L'obiettivo è quello di censire il maggior numero possibile di pinne sopravvissute alla morìa e creare una mappa. Sarà quindi realizzato un rapporto finale contenente i risultati ottenuti ed eventuali proposte di gestione per la conservazione della specie.

Documenti correlati
Locandina [file.pdf]

Per maggiori informazioni visita il sito dell'IMC.

Articolo a cura dei ricercatori dell'IMC
Fotografia di Egidio Trainito