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Nuova scoperta sulle cause di aritmie cardiache

Sistema cardiocircolatorio 
27.01.2010
Le anomalie nell'attività elettrica del cuore, classificate generalmente come "infarto", sono considerate tra le principali cause di morte entro i primi 40 anni di vita. In realtà molti di questi casi sono da classificare come "sindrome del QT lungo" e "sindrome del QT corto". I nomi derivano dalla distanza, nel tracciato dell'elettrocardiogramma, tra i punto denominati Q e T. La distanza tra i due punti, ovvero l'intervallo QT, corrisponde al periodo di tempo necessario alla ripolarizzazione, cioè a quella che possiamo chiamare "ricarica" delle cellule cardiache, dopo ogni battito. In altre parole il cuore dei soggetti con "sindrome del QT lungo" e "sindrome del QT corto" ha bisogno rispettivamente di tempi più lunghi e più corti per "ricaricarsi" rispetto al cuore di un individuo normale e l'effetto di queste anomalie può dare luogo a quella che viene chiamata "morte cardiaca improvvisa".

Il 22 marzo 2009 la rivista Nature Genetics pubblicava uno studio internazionale firmato, tra gli altri, da ricercatori dell'Istituto di Neurogenetica e Neurofarmacologia di Cagliari (INN-CNR) basato sull'analisi dell'intero genoma di 15.842 individui, che stabiliva la responsabilità del gene NOS1AP nella variazione dell'intervallo QT e portava all'identificazione di nove nuovi geni coinvolti. Il 10 gennaio 2010 Nature Genetics pubblica online un articolo, che verrà incluso nell'edizione stampata di febbraio, dedicato ai risultati di uno studio su un altro intervallo del ciclo cardiaco (intervallo PR) che misura la velocità di conduzione elettrica nel nodo atrio-ventricolare. Analogamente al QT anche l'intervallo PR ha notevoli implicazioni nella predizione di patologie cardiache: il suo prolungamento può essere associato alla fibrillazione atriale e ancora una volta alla morte improvvisa. Lo studio ha coinvolto 65 ricercatori di 48 centri di ricerca internazionali e oltre 28.000 volontari, coordinati dal consorzio internazionale Charge, al cui interno opera anche il progetto ProgeNIA dell'INN-CNR, il cui apporto si basa sull'analisi dell’intero genoma di oltre 4.000 volontari residenti in Ogliastra. Lo studio dell'intervallo PR ha implicazioni significative sul piano sanitario dato che il 10% degli italiani sopra i 70 anni è colpito da fibrillazione atriale e sono sempre più numerosi i giovani minacciati da questa patologia.

A Serena Sanna, ricercatrice (precaria) del progetto ProgeNIA-SardiNIA dell'INN-CNR di Cagliari, e coautrice di entrambe le pubblicazioni, abbiamo chiesto di spiegare il significato e le prospettive di questa nuova scoperta. "Con questi studi sull'intervallo QT e sull'intervallo PR-spiega Serena Sanna-aggiungiamo solo qualche tassello al puzzle che la scienza genetica medica cerca di costruire. Anche questa volta abbiamo individuato solo alcune delle basi genetiche di questa patologia".
Cosa avete scoperto esattamente?
"Nove geni che predispongono alle alterazioni dell'intervallo PR, un parametro dell'elettrocardiogramma che misura la velocità di conduzione elettrica nel nodo atrio-ventricolare, fondamentale per la diagnosi precoce di morti premature e della forma più comune di aritmia: la fibrillazione atriale. Sei di questi geni hanno funzioni importanti nello sviluppo dell'apparato cardiaco umano e per questa ragione i portatori di mutazioni che rendono il gene difettoso possono manifestare malformazioni del setto atriale o della giunzione atrioventricolare. In particolare quattro di queste nove varianti del DNA aumentano in maniera diretta il rischio di fibrillazione atriale".
Cosa resta da scoprire?
"Bisogna individuare le altre basi genetiche che agiscono sull'intervallo PR e capire come lo fanno da un punto di vista biologico. Stiamo conducendo un'analisi genomica che coinvolge 50 mila individui per l'intervallo QT e altrettanti per l'intervallo PR con la quale dovremo riuscire a identificare nuovi geni responsabili di aritmie. All'interno del consorzio Charge alcuni ricercatori si stanno già interessando al meccanismo biologico con cui questi geni descritti nell'articolo del 10 gennaio 2010 agiscono nel prolungare l'intervallo PR. Quando si conosceranno tutti i tasselli si potrà parlare seriamente di terapie farmacologiche e di prevenzione".

Andrea Mameli
Ricercatore CRS4 e giornalista scientifico freelance

Link utili
Nature